Ogni giorno salviamo nei profili dei social network le nostre fotografie, i nostri video, i nostri messaggi, i nostri rapporti di lavoro, insomma la nostra vita. Ma a chi appartiene la nostra vita? Ai social network a cui l'affidiamo? No, la vita, anche quella digitale, appartiene a noi. Sono Francesco Caccavella e oggi vi parlerò di OpenSocial, forse una soluzione per riappropriarci della nostra vita digitale.
Le reti sociali sono siti di relazione diffusissimi. Non offrono contenuti ma permettono agli utenti di condividere con amici o colleghi foto, video, messaggi e decine di altre informazioni. Sommando solo gli utenti dei siti principali si superano i 250 milioni di unità, dieci volte il numero della popolazione online italiana. MySpace ha oltre 100 milioni di navigatori, Facebook più della metà.
I principali social network sono anche delle piattaforme: consentono, in parole povere, di installare nei profili dei navigatori applicazioni esterne che migliorano ed espandono le funzionalità del social network. In questo video vedete come sia semplice includere una mappa con i propri viaggi all'interno del proprio profilo di Facebook. Anche all'interno della mappa andremo poi ad includere diverse informazioni personali.
Facebook è probabilmente il miglior social network personale ma ha un difetto: è troppo chiuso. Utilizza un suo linguaggio per la scrittura di applicazioni e queste possono essere ospitate solo all'interno di Facebook e non altrove. In FB è molto difficile esportare i propri dati all'esterno e i feed sono quasi sconosciuti. è ancora, come è stato definito, un walled garden, un giardino recintato.
OpenSocial, un progetto coordinato da Google ancora in un primo stadio di sviluppo, promette invece di fare quello su Facebook non ancora si fa: installare applicazioni standard e favorire l'interoperabilità dei dati. Quest'obiettivo si raggiunge offrendo agli sviluppatori un linguaggio e un set di istruzioni comuni e favorendone l'adozione. I numeri promettono bene: alla data di lancio erano più di una decina i servizi che hanno ufficialmente adottato OpenSocial: oltre Google c’è MySpace, Linkedin e Ning.
Gli sviluppatori, grazie a OpenSocial, possono scrivere una sola applicazione che può funzionare su tutti i servizi che aderiscono alle specifiche: risparmiano tempo e hanno più visibilità. Inoltre, poichè OpenSocial si basa su linguaggi standard, come JavaScript, XML e HTML, e tecnologie, come Flash, molto diffuse, non bisogna imparare daccapo un nuovo linguaggio.
La prospettiva per gli utenti è ancora più allettante. Con una piattaforma comune è più facile favorire la libera condivisione di dati tra i diversi social network e i diversi servizi Web. Potremmo avere un unico sistema di login per i diversi siti, oppure decidere se condividere gli stessi dati su uno e non su un altro servizio. Il centro della rete non è più il servizio ma noi e le nostre informazioni.
OpenSocial ad oggi non permette tutto ciò ma è un primo passo verso questa direzione. Tecnicamente sono tre le specifiche che Google ha rilasciato nella primissima versione della piattaforma. La prima specifica si chiama People Data API e permette di scaricare dai social network o dai servizi compatibili i dati di un utente e le sue relazioni, ossia degli "amici" che ha incluso nella sua lista.
La seconda specifica è la Activities Data API e serve a recuperare le attività degli utenti: l'aggiunta di un video, di una foto o di una qualsiasi azione. L'ultima specifica si chiama Persistence Data API e consente di mantenere in memoria le preferenze di un utente.
Il progetto patrocinato da Google, cui Facebook potrebbe liberamente aderire, è ancora in uno stadio molto precoce di sviluppo e va detto che al momento della sua presentazione ha ricevuto diverse critiche, anche aspre, da chi chiedeva qualcosa di più e da chi vedeva la longa manus di Google posarsi anche sui social network.
OpenSocial tuttavia ha grandi prospettive davanti a sè. Se è vero, come è vero, che il sistema operativo del futuro è il Web, è bene che ci sia una proposta open source per il loro sviluppo, anche se gestita da colossi pieni di interessi come Google. Le basi, insomma, ci sono tutte e presto potremo avere un reale controllo di tutte le informazioni che pubblichiamo su network sociali o servizi Web.