Ci sono contenuti sul Web che possono essere non solo liberamente letti, ma anche copiati, modificati e ripubblicati. Sono documenti, fotografie, video accompagnati da licenze che non limitano il riuso delle creazioni ma anzi lo favoriscono. Sono Francesco Caccavella e oggi vi parlerò di Creative Commons, le licenze che ribaltano il concetto di Copyright.
Ogni volta che, ad esempio, create un post per un blog o scattate una foto per un sito Web acquisite automaticamente il diritto d’autore su quell’opera. Se pubblicata, solo voi potete dare il permesso di riprodurre, modificare o rivendere la vostra creazione. Chiunque riproduca un’opera senza permesso è passibile di sanzioni. Ci sono alcune esenzioni, come la finalità di insegnamento, ma anche qui bisogna stare attenti.
Il caso del sito Homolaicus è arrivato anche in Parlamento. Un insegnante aveva pubblicato a scopo didattico, sul proprio sito pubblico, 70 foto di quadri di autori famosi. La SIAE, scoperto il sito, ha inviato all’insegnante una richiesta di 5 mila euro per violazione del diritto d’autore, circa 55 euro per foto pubblicata.
Non avrebbe rischiato nulla se avesse utilizzato opere protette da licenze libere Creative Commons. Con esse viene in pratica ribaltato il concetto di copyright: la licenza non limita l’utilizzo di un’opera ma ne promuove, secondo alcune direttive, il libero uso e riuso. Il principio del copyright, tutti i diritti riservati, si trasforma in quello del copyleft, alcuni diritti riservati.
Le licenze Creative Commons, pubblicate inizialmente negli Stati Uniti e armonizzate nel nostro paese da un gruppo di studio universitario, sono sei e tutte garantiscono almeno un diritto e una libertà: la libertà, per gli utenti, di copiare e utilizzare l’opera per fini non commerciali e il diritto, per l’autore, di vedersi riconosciuta in questi casi la paternità dell’opera.
Se trovate foto o testi rilasciati con una di queste licenze siete così sicuri sia di poterli pubblicare su siti che non hanno fini commerciali sia di doverne sempre citare l’autore originario. A questi due primi principi se ne possono associare degli altri. La licenza Creative Commons Attribuzione, quella meno restrittiva, consente non solo di pubblicare le opere su siti commerciali, ma anche di modificarle e di pubblicarle di nuovo con una qualsiasi licenza.
Creare una licenza Creative Commons da associare alle proprie opere è molto semplice. Andate sul sito creativecommons.it, cliccate sul grande pulsante pubblica presente in homepage e selezionate dai menu a tendina i diritti e le libertà che vorrete associare alla vostra opera. Il servizio fornisce anche un codice HTML da includere nelle pagine Web con un link che rimanda ad una spiegazione base della licenza.
Molti siti permettono inoltre di specificare le proprie opere come soggette a Creative Commons. Il noto sito di condivisione di foto Flickr ha uno speciale campo di configurazione con cui impostare tutte le foto pubblicate sulla licenza CC. L’applicazione CC Publisher consente di “taggare” video e file audio e di inviarli automaticamente ad un servizio sul Web o di pubblicarli già licenziati sul proprio sito.
Creative Commons non è l’unica licenza di questo tipo. Il movimento Costozero propone la licenza Copyzero X, specificamente scritta per l’ordinamento giuridico italiano e completa di molti più diritti da specificare rispetto alle Creative Commons. Inoltre, a differenza di quelle, il sistema Copyzero permette di associare in modo certo un’opera ad una licenza.
Ma attenzione: associare una licenza ad un’opera non basta. Per far valere i propri diritti è necessario dimostrare la paternità dell’opera,ossia che se ne è i creatori originari, e la data di creazione. Tra i metodi disponibili il più comodo, almeno per le opere digitali, è quello offerto dai servizi Copyzero e Copyzero online, gestititi sempre del movimento Costozero. Con un contributo minimo di 36 centesimi euro e una quota associativa libera si può firmare digitalmente l’opera e applicarvi una marca temporale. E il gioco è fatto.