Quando noi esseri umani troviamo su una pagina web dei numeri capiamo facilmente se indicano una data di nascita, il prezzo di un oggetto o semplicemente una quantità. Un browser non può capire da solo il significato di quei numeri, a meno che chi ha pubblicato la pagina non abbia adottato un sistema per segnalarlo. Sono Francesco Caccavella e oggi vi parlo di Microformati, un sistema semplice per dare significato alle nostre pagine Web.
Se navighiamo con un browser che ha abilitati i microformati su Upcoming.org, il sito di Yahoo! che raccoglie eventi nel mondo, vediamo che la barra di Operator, un'estensione gratuita per Firefox, si popola automaticamente di informazioni trovate nella pagina: gli indirizzi stradali, le schede di contatto, i dettagli di un evento e i tag.
Una volta riconosciuti, questi elementi possono essere gestiti in decine di modi diversi: gli indirizzi stradali si cercano su una mappa online, i contatti si aggiungono direttamente al proprio servizio di posta elettronica e gli eventi si includono con un click in un calendario online. Per i tag la scelta è più ampia: si possono cercare contenuti affini su Flickr, Technorati e altri siti che adottano classificazioni compatibili.
Le pagine Web in questo modo vengono come scomposte in singole unità di informazioni. I dati conservati in una pagina Web acquistano indipendenza e dunque portabilità: l'utente li può identificare più facilmente, li può trasferire su altri servizi, li può salvare nel proprio computer e li può utilizzare per creare a sua volta nuove pagine o applicazioni Web.
Il browser ha riconosciuto questi elementi grazie ai microformati che i webmaster hanno incluso all'interno delle pagine. I microformati non sono altro che piccole porzioni di codice XHTML che etichettano una frase, una parola, un numero o altro e rendono comprensibile il significato di questo tipo di contenuto a un software come il browser.
I microformati vengono promossi da una comunità di sviluppatori indipendenti, supportati a vario modo da sponsor. Le decisioni sull'adozione di nuovi formati sono prese attraverso forum condivisi. Si appoggiano su standard aperti e a loro volta sono formati liberi. Il loro successo è stato veloce: Yahoo! li supporta in moltissime sue applicazioni mentre Google sta cominciando ad importarli a partire da Google Maps.
Gli autori degli standard hanno reso il più semplice possibile le specifiche per accelerare il processo di adozione da parte di utenti e sviluppatori. Per indicare, ad esempio, un indirizzo basta includerlo in un elemento che abbia il valore adr per l'attributo class e indicare poi le specificazioni per strada, città o nazione.
La sintassi è familiare a tutti coloro che masticano un po' di HTML. Un semplice codice destinato alla visualizzazione dei dati di contatto di una persona viene pubblicato generalmente senza alcuna formattazione particolare: nome, cognome, via, telefono sono informazioni indistinte per un browser. Utilizzando qualche carattere in più si permette invece al browser di interpretare correttamente queste informazioni come dati specifici, pronti per essere inclusi in rubriche elettroniche.
Alcune delle specifiche dei microformati sono già definitive e pubblicate con esempi sul sito microformats.org, altre sono in stato di bozza. Tra i primi microformati vi sono quelli per gestire le informazioni su eventi in calendario, sui biglietti da visita, sui tag. Alcuni microformati sono specifici per alcune tipologie di sito: il microformato Vote Links può essere usato, per identificare i link di approvazione o disapprovazione di un contenuto, come avviene ad esempio in Digg.
Per abilitare il browser al riconoscimento dei microformati bisogna scaricare delle estensioni aggiuntive. Per Firefox quella più nota si chiama Operator e visualizza i microformati in una barra degli strumenti aggiuntiva, mentre il plug-in per Safari su Mac OS X li mostra in una finestre esterna. Il futuro Explorer 8 dovrebbe integrare soluzioni per la lettura di microformati mentre in Firefox 3 i progetti di integrazione annunciati all'inizio della fase di sviluppo sono stati ridimensionati.
I microformati sono pensati per essere utilizzati in primo luogo dagli utenti. A differenza di approcci più rigorosi, come ad esempio le specifiche RDF promosse dal W3C, non hanno tuttavia come fine primario quella di creare un vero e proprio livello semantico sul Web. La semplicità delle formule adottate, che ad alcuni sembra un limite, ne ha consentito una rapida diffusione: i siti più visitati del Web le adottano già e presto, grazie ai nuovi browser, saranno usate da tutti i navigatori.